mercoledì 28 ottobre 2009
FARE ADDESTRARE GLI INSEGNANTI ALL'USO DEL COMPUTER DAI RAGAZZI
martedì 6 ottobre 2009
CORSO DI FORMAZIONE IN E-LEARNING A MALTA
Fra gli obiettivi dichiarati vi era l’intenzione di demistificare l’e-learning e renderlo accessibile anche a persone non tecnicamente preparate, l’uso pratico di strumenti per creare percorsi di e-learning, la condivisione di esperienze positive fra i partecipanti.
Purtroppo alcuni dei link forniti durante il corso ed accessibili dal sito dell’Across Limits, relativi a risorse teoriche o pratiche utili per la creazione di e-learning, non sono più operativi o il loro ultimo aggiornamento risale a qualche anno fa.
Durante le sessioni di lavoro ho scoperto i due seguenti siti che non conoscevo e che meritano una consultazione attenta:
1. Internet Public Library (IPL)
una straordinaria biblioteca on line che, non solo fornisce risorse di qualità per l’insegnamento/apprendimento di qualunque argomento (fondata dall’Università della Michigan School of Information e ospitata dal College Information Science and Technology dell’Univeristà di Drexsel), ma si impegna persino a effettuare ricerche su richiesta in caso non si trovi quanto desiderato.
2. Project Gutenberg
una collezione gratuita on line di 30.000 libri in tutte le lingue(file audio e/o di lettura) prodotta da migliaia di volontari.
Le esperienze più positive di questo brevissimo periodo di formazione all’estero – il quarto del genere nella mia carriera – sono state Ina, Solveiga e Cristina: le altre tre altre insegnanti provenienti da Finalndia, Lituania e Romania. Lo scambio di idee, opinioni e l’amicizia che è nata tra noi grazie alla condivisione della voglia di crescere professionalmente (cosa non comune nell’ambiente scolastico che frequento) porteranno sicuramente a scambi culturali fra studenti e collaborazioni.
Inoltre, la mia nuova amica finlandese mi ha confermato quello che avevo già letto in diverse relazioni del OECD/CERI in merito alla validità ed alla efficacia del sistema scolastico di questo paese nordico i cui quindicenni, con 8.000 ore in meno di lezione rispetto ai coetanei italiani, sono i primi per risultati del test PISA, mentre i nostri ragazzi sono gli ultimi.
mercoledì 2 settembre 2009
I PRIMATI NEGATIVI DELLA SCUOLA ITALIANA
Siamo appena nella media per quanto riguarda benessere materiale, salute e sicurezza, comportamenti a rischio, e agli ultimi posti per benessere materiale (la povertà infantile superiore del 3% alla media), abitazioni ed ambiente di vita (nonostante tasso demografico basso, molti bambini vivono in ambienti sovraffollati ed in cattive condizioni) ed struzione. In nessuna delle sei dimensioni esaminate l’Italia fa registrare un valore positivo.
La situazione dell’istruzione è di gran lunga quella in cui le nostre prestazioni sono le peggiori. I nostri primati sono:
- il 4° peggior rendimento scolastico medio
- il 3° peggior posto per numero di giovani non occupati, né impegnati in formazione
- il penultimo posto per il disamore per la scuola.
Purtroppo tutto grida a gran voce quanto poco i vari governi abbiano fino ad oggi fatto e continuino a fare per il futuro del nostro paese (la spesa per i più piccoli è l'80% della media OCSE), ed è altrettanto evidente che, se solo il 13% degli studenti è soddisfatto della scuola (meno della metà della media OCSE che è del 27%: alcuni stati come la Norvegia, la Turchia e l’Olanda registrano percentuali vicine o superiori al 40%), tutti gli operatori del sistema scolastico sono tenuti a interrogarsi su cosa possono fare in prima persona per migliorare la scuola, perché sono le persone che fanno l’ambiente.
mercoledì 8 luglio 2009
LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE ONOREVOLE GELMINI
mercoledì 1 luglio 2009
NUOVA RICERCA AMERICANA DIMOSTRA CHE IL “BLENDED LEARNING” E’ ESTREMAMENTE EFFICACE.
E’ stata appena pubblicata dal Minstero dell’Istruzione americano una Ricerca su 46 studi che hanno messo a confronto l’istruzione tradizionale e l’istruzione on line: i risultati hanno concluso che il “blended learning” (ovvero l’apprendimento che includa sia l’insegnamento tradizionale che quello reperibile in Internet) è più efficace dei singoli approcci da soli. Inoltre l’utilizzare risorse on line produce, da solo, risultati migliori di quanto non lo faccia l’insegnamento tradizionale in presenza dell’insegnante.
Il Segretario all’Istruzione americano Arnie Duncan ha commentato la notizia ribadendo la necessità per gli insegnanti di incorporare giornalmente contenuto digitale nelle loro lezioni.
La possibilità che l’efficacia sia dovuta all’incremento dei tempi di apprendimento cui il blended learning esponga il discente e non allo strumento in sé, non mi sembra ridimensionare significativamentel’importanza di un concreto incremento del successo, che è la meta più desiderata da ogni insegnante che abbia la propria professione a cuore.
Più di interesse, forse, è la scoperta della carenza di studi sperimentali dal 1996 al 2006 che dovrebbe stimolare un approccio più scientifico del confronto fra blended learning e apprendimento tradizionale
sabato 27 giugno 2009
E SE INSEGNARE EFFICACEMENTE NON AVESSE NIENTE A CHE FARE CON IL PRESENTARE UNA BELLA LEZIONE CHE GLI STUDENTI DEVONO CAPIRE E MEMORIZZARE?
L’articolo sul “New York Times” risale al 9 gennaio: i risultati che un esperimento del MIT ha suscitato, hanno attirato l’interesse di tutti. Grazie a due classi TEAL (Technology Enhanced Active Learning) ovvero due classi dotate di computer interconnessi e di clickers (dei dispositivi grazie ai quali gli studenti in tempo reale possono cliccare le risposte che per ogni quesito ritengono giuste, e gli insegnanti possono avere in tempo reale sul PC i risultati di questi sondaggi - di solito anonimi) la frequenza alle lezioni di fisica è salita all’80% (prima anche con i docenti più accreditati non si arrivava al 50%) e la percentuale di mancato superamento degli esami è scesa al 4% (dal 10-12%). Altre università si sono subito aggiornate per replicare l’incredibile successo risultante dalla sostituzione a lezioni tradizionali a un grande pubblico di studenti (330 partecipanti alla lezione introduttiva di meccanica Newtoniana ed elettromagnetismo) un apprendimento interattivo, pratico, collaborativo e centrato sullo studente. Considerando che, come ha rilevato il Dr Wieman la mente umana può tenere un massimo di 7 articoli diversi nella memoria operativa a breve, e non può processare più di 4 idee allo stesso tempo, non c’è da sorprendersi che gli studenti ricordino solo una frazione minima di informazioni presentate nel formato di una conferenza di un’ora. Come afferma il Professor Mazur, se non ci si trasforma in un maratoneta guardando maratone in TV, allo stesso modo non si può diventare scienziati ascoltando ed osservando uno scienziato.
80 studenti seduti in gruppo attorno a 13 tavoli rotondi equipaggiati con PC in un’aula che alle pareti ha whiteboards sulle quali gli studenti, invitati dopo una breve presentazione del docente a portare avanti esprimenti insieme con insegnanti ed assitenti, sono incoraggiati a scrivere formule.
La tradizione che insegnare bene voglia dire per il docente esporre una lezione ben preparata, e per gli studenti capirla e memorizzarla è finalmente superata grazie a sostenitori come il Dr Dourmaskin. Ed ecco che gli studenti affollano le aule perché lì per loro c’è qualcosa in più di una semplice consegna di informazioni - ben fatta quanto si vuole - ma reperibile ovunque grazie a libri e internet: possono finalmente alzare la mano ed ottenere chiarimenti personalizzati, poiché l’insegnante è lì disponibile a soddisfare le loro richieste. Come è immaginabile i docenti più anziani del MIT (che hanno impiegato anni a perfezionare le loro lezioni) manifestano entusiasmo ridotto rispetto ai colleghi più giovani.
E i clickers? Servono a sapere a che punto sono gli studenti: un verifica formativa utilissima per mantenere una velocità adeguata nello sviluppo dei vari argomenti dando a tutti l’occasione di seguire con profitto lo svolgimento del programma.
Le aule, purtroppo, sono costose, ma la conferma che spesso quando gli studenti falliscono non è colpa loro, è innegabile.