LE PROBABILITA' DI SUCCESSO DELLA SCUOLA SONO DIRETTAMENTE PROPORZIONALI ALLA CAPACITA' DEGLI INSEGNANTI DI COLLEGARE LA SCUOLA STESSA AL MONDO DEI "NATIVI DIGITALI" PER DOTARLI DI STRUMENTI CHE CONSENTANO LORO DI RICICLARSI IN UN MERCATO DEL LAVORO IN COSTANTE E RAPIDA TRASFORMAZIONE

lunedì 2 dicembre 2013

Tesi e tesine copiate da wikipedia.it: non è colpa degli studenti!

Un recente articolo

"Tesi e tesine copiate da wikipedia.it: scuole sulle barricate -  In diverse facoltà si diffondono software per individuare testi copiati"

lamenta le difficoltà  incontrate da docenti nell'individuare tesi copiate e la necessità di software per sconfiggere le brutte abitudini degli studenti a copiare e auspica anche un cambiamento tanto più necessario quanto più improbabile.

Haimé che tristezza, l'atteggiamento dei docenti che si affannano per trovare programmi che smascherino i colpevoli purtropopo la dice lunga sulla preparazione e sulla formazione degli insegnanti  stessi, i veri ed unici respondabili di questi misfatti e sulla modernità del  nostro sistema di formazione. Continuare a proporre test di stampo istruzionistico informativo come 100 anni fa è la spia evidente di una didattica obsoleta e inutile nel terzo millennio in cui ciò di cui gli studenti hanno veramente bisogno è una alfabetizzazzazione nella gestione dell'informazione, lo sviluppo di pensiero divergente e capacità creative e critiche.

Ma purtroppo questa è la scuola italiana anzi questo è il sistema di istruzione italiano a tutti i livelli università incluse: lo ho amaramente sperimentato sulla mia pelle con ostruzionismo e mobbing quando ho provato a proporre qualcosa di innovativo che è stato pubblicato agli atti di Didamatica 2010 ma che nella scuola in cui allora insegnavo (Istituto Tecnico Agrario Celso Ulpiani di Ascoli Piceno) non è stato reputato di alcun valore.

Un sistema che punisce glil insegnanti meritevoli e premia quelli meno volenterosi e/o preparati è di gran lunga più funzionale ad un apparato politico impegnato da tempo programmaticamente a creare una scuola che non garantisca cittadini istruiti.

 

 

sabato 8 giugno 2013

L'insegnante che studia va sempre punito




  • L'insegnante che studia va sempre punito In questa nostra terra generosa solo di bellezze artistiche ma povera di rispetto per la professionalità siamo arrivati a un punto tale per cui invece di limitarci, come si fa da sempre, a non tenere conto di criteri meritocratici, ci si ingegna, con inventiva tanto fantasiosa quanto crudele, a punire anche con la perdita del posto di lavoro chi più si prepara. E non lo si fa mica così, lasciandolo all'iniziativa personale garantita dal ricoprire ruoli dirigenziali che danno margine decisionale ampio per la valutazione della professionalità altrui, no, lo si fa grazie a disposizioni contrattuali con la connivenza e il supporto entusiasta dei sindacati (perché mai dovrebbero interessarsi di esigue minoranze che non fanno molta cassa?). Se sei un insegnate di ruolo entusiasta e curioso, pronto a sacrifici, economici e personali enormi pari solo alla tua voglia di crescere professionalmente, guardati bene dal cercare di soddisfare osceni desideri di ulteriore formazione, perché potresti diventare perdente posto anche se sei di ruolo da una vita. Facciamo un esempio: i tuoi studi privati ti portano a pubblicare qualcosa e ti rendi conto che forse potresti fare addirittura una ricerca, allora tenti un concorso per prendere il dottorato di ricerca. Ti giochi un'intera estate sui libri, fai il concorso, lo superi e vai in congedo per portare a termine il tuo progetto. Quando dopo 3 anni di sacrifici pari solo all'entusiasmo, anche perché nel tuo piccolo e provinciale comune di residenza non c'è alcuna sede universitaria (quindi hai fatto molti pieni di benzina e consumato gli pneumatici in modo irrimediabile), con la tesi quasi pronta ti prepari a ritornare a scuola pronto a rimpinguare con tutto ciò che hai imparato l'offerta formativa della tua sede, ti accorgi che la sede non ce l'hai più. Cos'è successo? Bene il contratto del comparto scuola articolo 5 prevede che il periodo trascorso in dottorato di ricerca, al contrario di qualunque altra occupazione per cui è previsto il congedo straordinario, come mandati politici, sindacali, ecc, azzeri tutti i punti di continuità sulla scuola per cui scivoli giù in graduatoria e hai ottime possibilità di diventare perdente posto: studiare qui da noi è equiparabile ad un reato, mentre tutelare attività che poco o nulla hanno a che fare con l'insegnamento è prioritario per il nostro sistema dell'istruzione e per i sindacati. Quale logica autolesionista e/o programmatica ci sia dietro tanto accanimento contro quegli insegnanti che hanno desiderio e capacità di continuare a formarsi lo lascio decidere a voi, io una mia idea ce l'ho, ma non credo che conti nulla visto che sono stata così stupida da continuare a studiare dopo 20 anni di insegnamento per soddisfare la mia inesauribile sete di conoscenza.

martedì 7 maggio 2013

‘Die Grenzen meiner Sprache bedeuten die Grenzen meiner Welt’ Wittgenstein



Sì, ti ho riconosciuto! Quello sguardo, che ostenta la noia che ti hanno imposto, male cela un pizzico di curiosità imbronciata. Anche se il tuo viso ogni anno muta e diverso è il tuo nome, da vent’anni leggo gli stessi timori negli occhi di ragazzi che, come te, iniziano la scuola superiore trascinandosi dietro, troppo spesso, un fardello pesante: regole imparate e recitate a memoria che piano piano, subdolamente, schiacciano la gioia di conoscere. Anch’io, sai, odiavo studiare quell’inglese ridotto a mucchio di inerti macerie di lessico e grammatica: se mi son trattenuta dal bruciare i libri in terza superiore è stato solo per timore dei miei!
Sorridi? Non ci credi! Eppure è vero. È  stato un caso se mi sono rispuntate le ali dopo che la scuola me le aveva tarpate: a volte tremo se penso quanto più  misera la vita mia sarebbe stata se non avessi fatto quel viaggio fuori dall’Italia…. Non permetterò che tu corra questo rischio! Non lasceremo le cose al caso.
Io ti capisco, capisco il disagio del tempo sprecato che ha scandito le mie e le tue grigie ore su testi imbrattati di insignificanti liste di parole e regole appartenenti ad una lingua estranea e bizzarra così distante dal nostro mondo: io ti prometto che quei giorni sono finiti.
Non darò risposte ad interrogativi che non ti sei mai posto, ma creerò terreno fertile per le tue domande e ti accorgerai che  c’è più di un solo modo di guardare alla realtà: confronterai le dimensioni di spazio e tempo a te ben note con altre dimensioni e il tuo mondo diventerà più grande, si arricchirà di idee inaspettate, quelle di ragazzi che come te si guardano intorno pieni di speranze e timori ma da un’altra prospettiva.
Ti accorgerai, mentre mi racconti il tuo passato, descrivi il tuo oggi e immagini il tuo domani usando parole inconsuete, di angoli segreti che prima, solo con la lingua del tuo paese, non vedevi,  non potevi raggiungere. Avrai nomi per cose che non conoscevi, e quei nomi allargheranno i tuoi pensieri e ti consentiranno di dire e pensare l’inaspettato. Sentirai il rumore di suoni un tempo incomprensibili che ti sorprende con il suo significato: certo dovrai impegnarti, ma faremo in modo che sia divertente, che sia sensato, che includa il tuo mondo.
Ti spingerò a usare tutte le risorse di cui disponi, te ne darò di nuove per consentirti di crescere e creare: ti sfiderò, ti provocherò ma ti sarò accanto e seguirò i tuoi sentieri per indicarti la direzione, ti chiederò di valutare il tuo lavoro e quello dei tuoi compagni ma solo dopo che avremo deciso insieme come e perché, userò il web e ti mostrerò strumenti che faranno di Internet la tua arma più potente, un posto in cui sentirti a casa, in cui trovare qualunque cosa di cui tu abbia bisogno anche quando non ci sono io.
Lo sai, non posso accompagnarti per tutta la strada ma ti mostrerò dov’è l’orizzonte: lo guarderemo insieme, e vedrò nascere in te la voglia e le capacità di correre avanti, di dare di più, di fare di più perché sarai cosciente che non puoi limitarti al paese della tua gente se vuoi capire, scoprire e  trovare soluzioni.
Quando domani, con accanto un collega, un amico, magari persino una sposa, o uno sposo che viene da una terra lontana avrai certezza che non mentivo i giorni in cui ti ripetevo che sei cittadino del mondo e saprai guardare alle differenze senza pregiudizi per considerarle una ricchezza inestimabile, in quel momento, sarai fiero che nessun altro essere umano possa passarti accanto senza che tu abbia la possibilità di condividere con lui almeno un tratto di strada, un’emozione, un’idea che arricchisca entrambi e renda l’umanità migliore. Quel  giorno, nei tuoi occhi,  avrai allora una scintilla come quella che oggi vedi nei miei e, forse, riconoscerai in te, con un sorriso, lo stesso entusiasmo con cui ti ho scaldato il cuore negli anni dei sogni.
E se il tuo grazie si unirà a quello di altri che prima di te si sono voltati indietro per raccontarmi che hanno sperimentato quel brivido lungo schiena di cui parlammo tra i banchi, questa conferma continuerà a riempirmi di gioia e ad aiutarmi  nei momenti difficili quando dovrò lottare per la scuola in cui credo, anche a costo di essere l’unica voce fuori dal coro.
 

lunedì 18 gennaio 2010

Tutor intelligenti e sensibili: un'altra ricetta americana per il successo degli studenti.

Dopo i programmi di tutor cognitivi, che già in America sono utilizzati in diverse migliaia di scuole, l’Università del Massachusetts sta testando del software per tutoraggio sensibile alle emozioni allo scopo di migliorare il rendimento degli studenti: il programma, che rientra in un più ampio progetto di riuscire a dotare il sistema dei tutor intelligenti di un supporto emotivo e sociale, annovera fra i finanziatori la Fondazione Nazionale delle Scienze ed il Dipartimento dell’Istruzione dell’Istituto delle Scienze della Formazione
I primi risultati sono incoraggianti perché l’utilizzo di questi software sperimentali ha prodotto un aumento del 10% di successi nei test di geometria per studenti che li abbiano utilizzati per una settimana. Grazie a braccialetti dotati di sensori in grado di rilevare alterazioni del polso e della sudorazione, a sensori nell’imbottitura della sedia, che leggono la postura ed a sensori sul mouse, che registrano l’eventuale aumentare della pressione della stretta sul mouse stesso, eventuali segnali di frustrazione sono immediatamente tamponati dal tutor computerizzato.
Ora devo ammettere la mia poca informazione in merito alle iniziative italiane, però mi sembra che qui da noi (visto anche l'aumento veritiginoso delle bocciature registrata alla fine dello scorso ano scolastico), piuttosto che la tendenza ad occuparsi del disagio degli studenti e di quanto esso possa influenzare l’apprendimento, sia molto più diffuso un approccio che da per scontato e penalizza il disinteresse dei ragazzi per una scuola che continua ad essere lontana dalla realtà. Invece di chiedersi come mai gli studenti facciano molte assenze, il Ministro Gelmini si preoccupa di imporre per legge una percentuale di presenze minime indispensabile per poter accedere alla promozione: è molto più semplice che rendere qualificare un corpo insegnante in grado di rendere la scuola più interessante.

martedì 24 novembre 2009

PERCHE' UNA SCUOLA A MISURA DI GENERAZIONE DIGITALE

Se ci fossero ancora dei dubbi in merito all'indispensabilità dell'adozione della multimedialità per garantire alle nuove generazioni una formazione efficace e di qualità, il video qui sopra può aiutare a dissiparli.

Per i nativi digitali l'acquisizione non avviene per assorbimento ma attraverso una modalità di ricerca ed attività di esplorazione: è indispensabile che gli insegnanti costituiscano un offerta culturale approfondita e che prendano coscienza del nuovo, importantissimo ruolo che devono ricoprire nella progettualità dei nuovi percorsi di apprendimento. Il libro muto e inerte non può più essere la fonte principale di conoscenza: la sua staticità lo condanna ad un'obsolescenza inefficace e rapida.

Qualunque sia lo stile di apprendimento dei ragazzi, tenerli seduti per ore dietro ai banchi ad ascoltare passivamente un insegnante che rigurgita informazioni, non è certo il modo migliore per ottenere la loro attenzione. Farli scrivere per pubblicare il loro blog al mondo ha molto più senso che scrivere un tema esclusivamente per l'insegnante, ed estendere la classe ben al di là delle quattro mura con simulazioni e viaggi virtuali consente di creare progetti che aiutano a sviluppare la "disciplined mind" in senso gardneriano.

mercoledì 28 ottobre 2009

FARE ADDESTRARE GLI INSEGNANTI ALL'USO DEL COMPUTER DAI RAGAZZI

Questo è il commento di N. Negroponte per tacitare l'obiezione di chi non vede praticabile la strada dell'informatizzazione scolastica di massa. Premesso che condivido gran parte dell'opinione e tutto l'operato di questo visionario fondatore del progetto OLPC (One Laptop erp Child) che ha celebrato a settembre un'altro straordinario successo con la consegna di 400.000 PC a bambini uruguayani, non mi sento proprio di accettare la sua teoria dell'apprendimento dell'uso del computer (mi guardo bene dall'usare la parola TIC che lui trova disdicevole e scollegata dalle pratiche quotidiane e dall'immaginario della generazione digitale) condivisa a cuor leggero dalla Faggioli che per l'ADi ha tradotto e commentato l'intervento di Negroponte al forum IDB.
Anzi debbo dire che sono stupita per la leggerezza con cui si propone una tale teoria, perché numerose ricerche e autorevoli pareri al di là dell'oceano (AAL, per esempio) hanno ampiamente dimostrato che sebbene i ragazzi utilizzino il PC ed internet quotidianamente e per più ore, questo non significa affatto che siano in grado di beneficiare delle potenzialità che esso offre per conseguire abilità indispensabili per il 21° secolo.
Saper cercare, validare, organizzare informazioni reperibili sul Web, significa procedere per gradini successivi di competenze di tipo bloomiano e non ha niente a che fare con il saper premere tasti, in quanto richiede abilità cognitive che debbono essere sviluppate da persone competenti.
Il visionare semplicemente informazioni non pertinenti, o non verificate, senza riuscire ad analizzarle od organizzarle adeguatamente, a sintetizzarle o usarle per scopi creativi non prepara i ragazzi ad affrontare le sfide del mondo tecnologicamente interconnesso dove la competizione è globale e il ritmo di evoluzione della tecnologia va con le nuove USB 3.0 alla velocità di 25 giga ogni 70 secondi.
Ben venga un computer per bimbo, magari potessi vedere quel giorno: non significa però che così si sana il digital divide, ma si rischia di creare un nuovo analfabetismo mascherato da innovazione tecnologica.
Una prospettiva molto triste se non si provvede a formare i formatori adeguatamente!

martedì 6 ottobre 2009

CORSO DI FORMAZIONE IN E-LEARNING A MALTA

Grazie ad una borsa individuale di formazione ottenuta tramite Programma LLP – Comenius, sono potuta andare a Malta per seguire un corso di 5 giorni dedicato all’E-learning organizzato da “Across Limits ltd” e basato su materiale on line disponibile a questo LINK . (la webpage fornisce login e password per accedere a tutto ciò che abbiamo utilizzato durante il corso).

Fra gli obiettivi dichiarati vi era l’intenzione di demistificare l’e-learning e renderlo accessibile anche a persone non tecnicamente preparate, l’uso pratico di strumenti per creare percorsi di e-learning, la condivisione di esperienze positive fra i partecipanti.
Da esperta di ricerche didattiche che dimostrano inequivocabilmente e autorevolmente le potenzialità della multimedialità, e da accanita sostenitrice dell’uso della stessa per incrementare la gradevolezza, l’efficacia dell’apprendimento, nonché per dar prova dello stesso, è ovvio che non ho richiesto di partecipare a questo corso per giustificare una mia conversione ai TIC che è risale all'alba del Web 1.0. Diverse applicazioni e freeware oggetto del corso mi erano già noti (uso Hot Potatoes da 15 anni), quindi il mio interesse era principalmente orientato verso lo sviluppo di una maggiore comprensione del LMS (piattaforma di e-learning per gestire gli studenti), LCMS (creazione di contenuto per e-learning) e SCORM (standard per l’upload di e-learning), nonché l’uso di applicazioni freeware per gestione di classi on line come Dimdim, le cui potenzialità possono essere apprezzate solo in una sessione pratica: in tali ambiti il corso è stato abbastanza soddisfacente.

Purtroppo alcuni dei link forniti durante il corso ed accessibili dal sito dell’Across Limits, relativi a risorse teoriche o pratiche utili per la creazione di e-learning, non sono più operativi o il loro ultimo aggiornamento risale a qualche anno fa.

Durante le sessioni di lavoro ho scoperto i due seguenti siti che non conoscevo e che meritano una consultazione attenta:

1. Internet Public Library (IPL)
una straordinaria biblioteca on line che, non solo fornisce risorse di qualità per l’insegnamento/apprendimento di qualunque argomento (fondata dall’Università della Michigan School of Information e ospitata dal College Information Science and Technology dell’Univeristà di Drexsel), ma si impegna persino a effettuare ricerche su richiesta in caso non si trovi quanto desiderato.

2. Project Gutenberg
una collezione gratuita on line di 30.000 libri in tutte le lingue(file audio e/o di lettura) prodotta da migliaia di volontari.

Le esperienze più positive di questo brevissimo periodo di formazione all’estero – il quarto del genere nella mia carriera – sono state Ina, Solveiga e Cristina: le altre tre altre insegnanti provenienti da Finalndia, Lituania e Romania. Lo scambio di idee, opinioni e l’amicizia che è nata tra noi grazie alla condivisione della voglia di crescere professionalmente (cosa non comune nell’ambiente scolastico che frequento) porteranno sicuramente a scambi culturali fra studenti e collaborazioni.
Inoltre, la mia nuova amica finlandese mi ha confermato quello che avevo già letto in diverse relazioni del OECD/CERI in merito alla validità ed alla efficacia del sistema scolastico di questo paese nordico i cui quindicenni, con 8.000 ore in meno di lezione rispetto ai coetanei italiani, sono i primi per risultati del test PISA, mentre i nostri ragazzi sono gli ultimi.
La ricetta? Selezione severa per corpo docente (solo 15% dei richiedenti viene ammesso), aggiornamento costante degli insegnanti e test formativi e non sommativi per i ragazzi (vedi il video).
Non sarebbe poi così difficile tentare di emularli, se la scuola italiana non fosse un centro per l’impiego abilmente gestito dai sindacati e il Ministero dell’Istruzione provvedesse una formazione del personale docente degna di questo nome e premiasse con riconoscimenti di prestigio e incentivi monetari chi aggiorna la propria professionalità costantemente .

mercoledì 2 settembre 2009

I PRIMATI NEGATIVI DELLA SCUOLA ITALIANA

Dai risultati di una ricerca comparativa sul benessere dei bambini dei vari paesi OECD appena pubblicata dall’OCSE risulta ancora una volta un triste primato per il nostro paese.
Siamo appena nella media per quanto riguarda benessere materiale, salute e sicurezza, comportamenti a rischio, e agli ultimi posti per benessere materiale (la povertà infantile superiore del 3% alla media), abitazioni ed ambiente di vita (nonostante tasso demografico basso, molti bambini vivono in ambienti sovraffollati ed in cattive condizioni) ed struzione. In nessuna delle sei dimensioni esaminate l’Italia fa registrare un valore positivo.
La situazione dell’istruzione è di gran lunga quella in cui le nostre prestazioni sono le peggiori. I nostri primati sono:
- il 4° peggior rendimento scolastico medio
- il 3° peggior posto per numero di giovani non occupati, né impegnati in formazione
- il penultimo posto per il disamore per la scuola.
Purtroppo tutto grida a gran voce quanto poco i vari governi abbiano fino ad oggi fatto e continuino a fare per il futuro del nostro paese (la spesa per i più piccoli è l'80% della media OCSE), ed è altrettanto evidente che, se solo il 13% degli studenti è soddisfatto della scuola (meno della metà della media OCSE che è del 27%: alcuni stati come la Norvegia, la Turchia e l’Olanda registrano percentuali vicine o superiori al 40%), tutti gli operatori del sistema scolastico sono tenuti a interrogarsi su cosa possono fare in prima persona per migliorare la scuola, perché sono le persone che fanno l’ambiente.
Simon Chapple, uno dei coautori del rapporto, conclude rilevando la necessità per l'Italia di "nuovi investimenti diretti sui bambini più piccoli, specialmente qualora questi permettano di fare la differenza a lungo termine e nelle are in cui la spesa corrente è bassa"; per i più grandi, consiglia invece di migliorare i risultati scolastici, e di rendere l'istruzione più equa affinché tutti, indipendentemente dalla loro situazione sociale, lascino la scuola con migliori qualifiche e quindi migliori prospettive di lavoro.
I bambini, non dimentichiamolo, sono il futuro del nostro paese.

mercoledì 8 luglio 2009

LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE ONOREVOLE GELMINI

Il video qui sotto è nato per soddisfare una mia irrefrenabile esigenza catartica suscitatami dalla osservazioni inspiegabili con cui il Ministro Gelmini ha commentato l’incremento di bocciature registrato questo anno.
La mia sorpresa ed indignazione è diventata incontenibile quando ho scoperto che Washington stava per ospitare il “Global Education Competitiveness Summit”, un incontro fortemente voluto dai vertici della politica Americana - consapevole di quanto incida negativamente sull’economia il fallimento di parte degli studenti - fra i propri leader e i leader dall’Australia, la Finlandia, Singapore e Canada, paesi che ottengono risultati eccellenti nel campo dell’Istruzione. L’America, convita che sia indispensabile rilanciare il suo sistema scolastico per tornare ad essere competitiva e far fronte alle mutate necessità della società della conoscenza del 21° secolo, ha organizzato un Summit per scoprire i segreti di chi ha già successo allo scopo di scoprire come sviluppare abilità per il terzo millennio e energizzare l’innovazione che trascina la crescita economica.
Mentre l’Onorevole Gelmini ci teneva a precisare come il fallimento da parte di tanti dei nostri ragazzi fosse una palese dimostrazione dell’efficacia e, soprattutto, della meritocrazia del nostro sistema scolastico, dall’altra parte dell’oceano emergevano alcune pratiche ricorrenti che caratterizzano una scuola efficace: prima fra tutti il collegamento di formazione e assunzione e l’aggiornamento costante e obbligatorio per il personale insegnante, nonché test formativi per gli alunni. Quanto il nostro sistema scolastico sia tradizionalmente ben lontano dal tale modus operandi è stato molte volte sottolineato da studiosi di fama indiscussa: mi è sorto il dubbio che forse all’Onorevole tutto ciò non fosse noto, da qui il mio modesto tentativo di fare un collage di dati OECD-CERI, interviste, conferenze e articoli di autorevoli uomini di cultura, di foto (Flickr) e musica (Jamendo) in Creative Commons per dare forma ai molti dubbi che affollano la mia coscienza di cittadina, la mia etica di insegnante, la mia mente di long-life learner ed il mio cuore di madre.

mercoledì 1 luglio 2009

NUOVA RICERCA AMERICANA DIMOSTRA CHE IL “BLENDED LEARNING” E’ ESTREMAMENTE EFFICACE.

E’ stata appena pubblicata dal Minstero dell’Istruzione americano una Ricerca su 46 studi che hanno messo a confronto l’istruzione tradizionale e l’istruzione on line: i risultati hanno concluso che il “blended learning” (ovvero l’apprendimento che includa sia l’insegnamento tradizionale che quello reperibile in Internet) è più efficace dei singoli approcci da soli. Inoltre l’utilizzare risorse on line produce, da solo, risultati migliori di quanto non lo faccia l’insegnamento tradizionale in presenza dell’insegnante.

Il Segretario all’Istruzione americano Arnie Duncan ha commentato la notizia ribadendo la necessità per gli insegnanti di incorporare giornalmente contenuto digitale nelle loro lezioni.

La possibilità che l’efficacia sia dovuta all’incremento dei tempi di apprendimento cui il blended learning esponga il discente e non allo strumento in sé, non mi sembra ridimensionare significativamentel’importanza di un concreto incremento del successo, che è la meta più desiderata da ogni insegnante che abbia la propria professione a cuore.

Più di interesse, forse, è la scoperta della carenza di studi sperimentali dal 1996 al 2006 che dovrebbe stimolare un approccio più scientifico del confronto fra blended learning e apprendimento tradizionale

sabato 27 giugno 2009

E SE INSEGNARE EFFICACEMENTE NON AVESSE NIENTE A CHE FARE CON IL PRESENTARE UNA BELLA LEZIONE CHE GLI STUDENTI DEVONO CAPIRE E MEMORIZZARE?

L’articolo sul “New York Times” risale al 9 gennaio: i risultati che un esperimento del MIT ha suscitato, hanno attirato l’interesse di tutti. Grazie a due classi TEAL (Technology Enhanced Active Learning) ovvero due classi dotate di computer interconnessi e di clickers (dei dispositivi grazie ai quali gli studenti in tempo reale possono cliccare le risposte che per ogni quesito ritengono giuste, e gli insegnanti possono avere in tempo reale sul PC i risultati di questi sondaggi - di solito anonimi) la frequenza alle lezioni di fisica è salita all’80% (prima anche con i docenti più accreditati non si arrivava al 50%) e la percentuale di mancato superamento degli esami è scesa al 4% (dal 10-12%). Altre università si sono subito aggiornate per replicare l’incredibile successo risultante dalla sostituzione a lezioni tradizionali a un grande pubblico di studenti (330 partecipanti alla lezione introduttiva di meccanica Newtoniana ed elettromagnetismo) un apprendimento interattivo, pratico, collaborativo e centrato sullo studente. Considerando che, come ha rilevato il Dr Wieman la mente umana può tenere un massimo di 7 articoli diversi nella memoria operativa a breve, e non può processare più di 4 idee allo stesso tempo, non c’è da sorprendersi che gli studenti ricordino solo una frazione minima di informazioni presentate nel formato di una conferenza di un’ora. Come afferma il Professor Mazur, se non ci si trasforma in un maratoneta guardando maratone in TV, allo stesso modo non si può diventare scienziati ascoltando ed osservando uno scienziato.

80 studenti seduti in gruppo attorno a 13 tavoli rotondi equipaggiati con PC in un’aula che alle pareti ha whiteboards sulle quali gli studenti, invitati dopo una breve presentazione del docente a portare avanti esprimenti insieme con insegnanti ed assitenti, sono incoraggiati a scrivere formule.

La tradizione che insegnare bene voglia dire per il docente esporre una lezione ben preparata, e per gli studenti capirla e memorizzarla è finalmente superata grazie a sostenitori come il Dr Dourmaskin. Ed ecco che gli studenti affollano le aule perché lì per loro c’è qualcosa in più di una semplice consegna di informazioni - ben fatta quanto si vuole - ma reperibile ovunque grazie a libri e internet: possono finalmente alzare la mano ed ottenere chiarimenti personalizzati, poiché l’insegnante è lì disponibile a soddisfare le loro richieste. Come è immaginabile i docenti più anziani del MIT (che hanno impiegato anni a perfezionare le loro lezioni) manifestano entusiasmo ridotto rispetto ai colleghi più giovani.

E i clickers? Servono a sapere a che punto sono gli studenti: un verifica formativa utilissima per mantenere una velocità adeguata nello sviluppo dei vari argomenti dando a tutti l’occasione di seguire con profitto lo svolgimento del programma.

Le aule, purtroppo, sono costose, ma la conferma che spesso quando gli studenti falliscono non è colpa loro, è innegabile.

martedì 23 giugno 2009

E' sempre l'insegnante che fa la differenza.

Ho appena finito di seguire una chat su “Tecnologia d’avanguardia da utilizzare in classe” (“Cutting-Edge Classroom Technology”): è stata molto interessante perché mi ha segnalato delle risorse che non conoscevo, e mi ha anche rincuorato, perché parlava di strumenti che invece già uso.
Gli ospiti erano Lucy Gray, specialista di tecnologia per l’istruzione all’Univeristà di Chicago per la matematica della scuola primaria e l’insegnamento delle scienze, ed Eric Klopfer, direttore del del Programma di Formazione per gli Insegnanti del MIT.
E’ stato ribadito come le potenzialità didattiche insite nella tecnologia possano essere individuate e sfruttate da insegnanti (spesso innovatori solitari ed individualisti: sic) che hanno ben chiaro il curriculum e come sia necessario che la preparazione dei futuri docenti sia adeguatamente aggiornata. Troppe scuola ancora (in America, pensate!) considerano la tecnologia come un optional, e la lavagna (cosiddetta interattiva) forse ha una portata rivoluzionaria meno ampia di quanto non si voglia far credere: video games, telefonini ed iPod hanno delle potenzialità straordinarie per sviluppare conoscenze e competenze in modo realistico e gradevole. Visto che i ragazzi hanno voglia di apprendere, perché le scuole dovrebbero spegnere questo loro desiderio? Anche il problema dell’allineamento delle verifiche a questo nuovo tipo di insegnamento inizia ad essere affrontato (in America!) e potrà probabilmente essere superato.
Non basta che l’insegnante si apra una pagina su Facebook o Twitter per garantire un uso didatticamente valido di tali strumenti per la didattica occorre individuare una applicazione concreta e produttiva in cui inserire il cosiddetto “programma” da svolgere.
Il bello di Internet è che ti fa sentire meno solo, anche se chi ti fa compagnia è dall’altra parte dell’oceano!

lunedì 25 maggio 2009

CHI NAVIGA IN INTERNET LEGGE PIU' LIBRI

Dal rapporto presentato dall´Associazione Italiana Editori (AIE) sul tema "Bambini e ragazzi: come leggono e comprano oggi i clienti della libreria di domani" risulta che i ragazzi dai 6 ai 19 anni che utilizzano internet sono lettori più avidi di quelli che non sono soliti navigare.

Un segnale rassicurante e positivo che pone a tacere chi considera i “nativi digitali” una generazione perduta, dedita a pratiche inutili quando non demonizzate che ben si guarda dal prendere in mano un libro fatto di carta e inchiostro. Un’altra considerazione che viene spontanea sul quanto l’essere connessi sia importante è come l’accesso alle nuove tecnologie e al Web sia una questione culturale di rilevante importanza di cui la scuola e lo stato dovrebbero occuparsi, altrimenti si rischia di aprire una altra voragine fra i ragazzi che hanno la fortuna di utilizzare la rete e coloro che non ce l’hanno: i primi accedono a risorse sempre più varie ed ampie, mentre i secondi rischiano di vedere crescere le loro carenze e restare sempre più indietro.

venerdì 8 maggio 2009

Il Web 2.0 aiuta gli insegnanti a diventare migliori.

La donna che vedete qui sopra è conosciuta nel mondo accademico mondiale: neuroanatomista stimata e ammirata, Marian Diamond insegna all’università di Berkeley. I suoi studi degli effetti che l’ambiente esterno, invecchiamento e risposte immunitarie hanno sulla corteccia neocerebrale hanno dimostrato come diversi tipi di input (arricchiti o impoveriti) possono alterare la struttura della corteccia cerebrale dei ratti e conseguentemente il loro comportamento.

Dalle ricerche effettuate risulta che ambienti impoveriti o arricchiti possono aumentare le dimensioni dei costituenti della corteccia ad ogni età (da quella prenatale fino vecchiaia avanzata: 90 anni):

solo 4 giorni di arricchimento possono creare una crescita statisticamente significante, così come 4 giorni di impoverimento possono ridurre significativamente lo sviluppo corticale.

Interessante se pensiamo ai nostri studenti, no?

Chiunque considererebbe un privilegio sedere in un aula ad ascoltare le sue lezioni, e tutti possono, visto che i video del suo richiestissimo corso sono gratis su internet come parte di un crescente movimento mondiale che ha portato molte istituzioni accademiche ad aprire le porte ai loro esclusivi corsi. Berkeley, Stanford, Yale, il MIT hanno tutti messo le loro lezioni su You Tube Edu (lanciato il marzo scorso) in modo che i ragazzi possano ascoltare una lezione interessantissima e il prof abbia più tempo per le domande.

Per gli insegnanti la conseguenza più rilevante è l’opportunità di avere feedback e di farsi notare: invece di immergersi nella ricerca ora lavorano duro per diventare insegnanti migliori.

A 82 anni, la professoressa Diamond invece di pensare a farsi da parte, si sorprende per la possibilità di parlare al mondo e di potersi godere messaggi da studenti ed insegnanti da ogni angolo del pianeta: una soddisfazione impensabile prima del Web 2.0.

mercoledì 29 aprile 2009

MENTE CREATIVA POVERA: GLI ITALIANI SONO FRA GLI ULTIMI IN RICERCA , BREVETTI E TECNOLOGIA.


La Commissione Europea ha pubblicato l'Eurobarometro, secondo i cui indici, l'Italia nel campo dell'innovazione è nei penultimi posti, ben al di sotto della media europea (colonnina bianca del grafico qui sopra) per quanto riguarda, fra l'altro, gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, in Informatica, il numero dei diplomati e laureati in discipline tecnico- scientifiche e i brevetti europei.
Il trend consolidato già da qualche anno non sembra imputabile alla crisi mondiale e ai ridotti investimenti: mancano invenzioni, scienza e cultura. Questa notizia mi ha fatto pensare a "Minds for the Future", l'ultimo libro di Gardner, in cui lo studioso sottolinea la necessità di rivedere completamente e profondamente i modelli dell'apprendimento: il sistema educativo attuale, nato per preparare individui per il 19° e il 20° secolo, è adatto a sviluppare abbastanza bene solo la "disciplined mind" (mente rispettosa di regole e standard: "mente ubbidiente"), che si estende in profondità, ma, che purtroppo, non è sufficiente da sola ad affrontare le sfide del 21° secolo.
Gardner accusa il sistema scolastico di disinteressarsi della "synthesizing mind" ("mente sintetizzatrice") che si sviluppa in ampiezza, e, cosa ancor più grve, di paralizzare la "creating mind" ("mente creativa") , che è straordinariamente elastica e costituisce la base del successo nell'economia della conoscenza.
Lo scrittore esamina il sistema americano, ma non credo che la nostra scuola sia più preparata a stimolare la creatività: forse se vogliamo più innovazione sarebbe opportuno rivedere le priorità all'interno dei programmi, riducendo la quantità a favore della qualità e soprattutto a favore dello sviluppo di abilità tecnologiche e di probelm solving.

STRUMENTI MULTIMEDIALI E INSEGNANTI DIGITALI

Pier Cesare Rivoltella, docente e direttore del Cremit dell'Università Cattolica di Milano, si è recentemente espresso in merito al sempre più diffuso utilizzo delle Lavagne Multimediali (Nova- Sole 24 ore- 22 aprile scorso) osservando come il futuro della scuola non passi automaticamente attraverso le attrezzature e l'alfabetizzazione digitale, ma sia nelle mani dei docenti.
Recentemente una collega mi ha fatto notare come leggere le informazioni da una pagina web non sia molto diverso dal leggere una pagina di un libro: non posso che essere d'accordo! Ciò non vuol dire che il computer o il web siano equiparabili a un testo cartaceo, ma che è l'uso che se ne fa a determinarne il valore aggiunto. Ecco dove dovrebbe entrare in campo la volontà di aggiornamento dell'insegnante: la lavagna multimediale, come tante risorse del Web 2.0, ha un potenziale per realizzare collaborazione e cooperazione fra docente ed alunni per costruire conoscenza insieme qualora il docente sia preparato ad utilizzarla per il vero fine ultimo a cui è preposta ovvero la costruzione di conoscenza collaborativa.

Ma il DNA degli insegnanti è difficile da modificare! Abitudini radicate, a causa di esposizione protratta ad un tipo di metodologia immutata nei decenni, sono difficili da rimuovere. E' faticoso mettersi in discussione, lasciare che i ragazzi sviluppino abilità di autovalutazione e lavorare insieme a loro, significa scendere dal piedistallo di detentore di conoscenza assoluta, aprirsi al mondo e mettersi al fianco di chi sta crescendo, come compagno esperto, sì, ma soprattutto come life-long learner, curioso del nuovo che c'è intorno, aperto a sperimentarne le potenzialità, disposto a studiare di nuovo.
Solo se mostriamo amore per la conoscenza, riusciremo a trasmettere l'entusiasmo della sfida e la soddisfazione dell'apprendimento continuo.

martedì 7 aprile 2009

Il ruolo fondamentale della scuola nell'economia futura.

I segni del cambiamento sono ovunque: l’OECD OBSERVER, il notiziario dell’OECD in inglese e francese ha introdotto una nuova edizione web ottimizzata per cellulari e iPhone, e in calce ai nuovi articoli sono riportate le icona segnalibro dei Media Sociali più diffusi (Facebook, My space ecc). Nell’anno dedicato a Darwin forse sarebbe opportuno ricordare che la specie destinata a sopravvivere è quella che meglio si adatta ai cambiamenti, se questo non bastasse si potrebbe richiamare quanto lo storico Arnold Toynbee afferma in merito alla fortuna e alla disgrazia delle civiltà dovuta alla capacità di sfruttare le più recenti tecniche disponibili e distribuirle alla popolazione nella sua totalità.
L’ articolo dell’OECD “Innovation and globalisation OECD through its looking glass” di Ron Gass, esamina gli scenari possibili per lo sviluppo dell’economia e il ruolo delle istituzioni scolastiche nella definizione di questo futuro. Fin quando il costo del lavoro è il principale fattore della produzione è logico che la produzione stessa si sposti nei paesi dove il costo del lavoro è più basso. Ma nelle economie e nelle società dell’informazione la creatività, l’innovazione e l’imprenditorialità devono essere distribuite a tutta la popolazione. C’è necessità di proporre politiche basate sul territorio: è la mobilizzazione di risorse umane e culturali endogene, piuttosto che la ridistribuzione di risorse tramite sussidi che deve guidare le politiche e la cultura economica deve tendere verso l’intraprendenza e l’iniziativa piuttosto che verso l’assistenza. La globalizzazione e l’innovazione da un lato accrescono la ricchezza, ma dall’altro aumentano la disuguaglianza sociale: le economie e le società democratiche avanzate non possono sfuggire ai loro potenti effetti sociali. Nel transitare dalla società industriale a quella post-industriale a quella dell’informazione, gli sviluppi futuri sembrano far sfociare questo cambiamento continuo nella necessità di società creative. Una volta risolta la presente crisi dei mercati finanziari, l’unica possibilità di crescita e produttività dell’economia reale sarà cavalcare l’onda emergente delle tecnologie pervasive nei settori dell’energia, delle tecnologie biologiche ed ecologiche e delle comunicazioni.
L’OECD ha aperto un dibattito sulla società creativa e invita il settore dell’istruzione a prendere le redini perché da sempre l’istruzione, altre a trasmettere l’eredità del passato, è stato il settore deputato a preparare per il futuro. Mi chiedo quanti docenti siano pronti e disposti a farsi carico di questo compito così importante: purtroppo nella mia esperienza quotidiana non ne vedo molti!

lunedì 6 aprile 2009

Computer in strada per i bimbi indiani: una iniziativa originale che sta dando risultati notevoli



Delle relazioni messe disponibili on-line del convegno torinese conclusosi il 26 marzo scorso "Un Giorno di Scuola nel 2020" organizzato dalla Fondazione per la Scuola Compagnia di San Paolo, l'intervento che ho trovato più interessante è stato quello di Sugata Mitra, Professore di Tecnologia della didattica e Direttore di ricerca, School of Education, Communication and Language Sciences,dell'Università di Newcastle, UK. Il docente ha presentato un modello di apprendimento autorganizzato volto a recuperare lo svantaggio della perifericità geografica ove massima è la necessita di aver accesso a tecnologie per l'istruzione perché è proprio lì che non esistono buone scuole o buoni insegnanti.
La "HiWEL" (Hole-in-the-wall education Limited), ha allestito delle postazioni computer in strada resistenti alle intemperie e ad eventuali tentativi di manomissione e piccoli furti, in grado di funzionare autonomamente ma dotate anche di un dispositivo di controllo a distanza (Remote Monitoring Station) per monitorarne l'utilizzo giornaliero. L'accesso costantemente disponibile permette ai bambini (le pensiline di riparo sono volutamente posizionate ad un altezza ridotta per evitare l'utilizzo delle postazioni da parte di adulti) di scoprire software didattico che coinvolge i piccoli in progetti concreti direttamente riferibili alla loro vita quotidiana: verifiche didattiche accuratamente programmate hanno fatto riscontrare nei piccoli utenti, non solo un rendimento scolastico maggiore, ma, cosa ancora più importante, sviluppo di abilità collaborative e una abilità indirettamente indotta di analizzare e sintetizzare e valutare informazioni che farà di loro dei long-life learner. Grazie ai loro speciali "buchi nei muri" i bambini trovano informazioni, raccolgono dati e stilano relazioni per la comunità.
L'India progetta di poter far accedere all'istruzione di base entro il 2010 tutti i bambini e - sopratutto - le bambine dai 6 ai 14 anni residenti sia in zone rurali che urbane e l'iniziativa del HiWEL sembra la chiave di volta per garantire sia l'inclusività che la qualità auspicabile per una tale iniziativa.
Non vi è alcun dubbio che il futuro dell’istruzione sarà molto diverso dalla situazione odierna: non può non colpire la voglia di scoprire, conoscere, apprendere che fa accalcare i bambini che si vedono nel video della CNN qui sotto (le postazioni sono state una fonte di ispirazione per il film "Slumdog Millionnaire"), una curiosità che la scuola che resta indietro legata alle sue radici industriali, con insegnanti arroccati nella loro illusione di detenere tutto il sapere e la formula magica per somministrarlo ai loro studenti, non sa più cosa sia. Anche i docenti che usano i TIC spesso si guardano bene dal mettere in discussione il funzionamento del sistema di istruzione (George Louis Baron), mentre ciò di cui hanno bisogno gli studenti oggi è
- usare tecnologia ovunque e in ogni momento il loro apprendimento lo richieda per accedere ad informazioni indispensabili per perseguire i loro obiettivi
- usare un ampio raggio di risorse di apprendimento e collaborazione con gli altri in un ambiente che fornisca servizi on line ovunque essi siano e garantisca l'accesso a quel supporto per l'insegnamento e l'apprendimento formale che è la rete(Levy and Murnare citati da Doug Brown).
Ai docenti testardi che si reputano fonti di sapere intoccabili vorrei far notare che quando la BBC il 24 agosto 2006 alle 13.30 informò che i pianeti del sistema solare erano diventati improvvisamente solo 8 perché gli astronomi avevano rivisto le caratteristiche dei pianeti, alle 13:31 l’articolo di Wikipedia era già aggiornato e fu ritoccato ben 90 volte prima della mezzanotte dello stesso giorno; e che usare Open Courses universitari del MIT è come trovare 40.000 $ su una panchina come ha detto un certo Michael da una cittadina rurale americana.
Eric van Hippel docente del MIT, e autore dell'opera "Democratizing innovation" utilizza la parola "prosumer", che epitomizza la natura di network cooperativo di creazione della conoscenza della rete fondendo "producer" e "consumer": l'insegnamento dei prossimi decenni dovrà essere incentrato sul discente, dovrà essere ricco di tecnologia, esplorativo per natura e focalizzato alla risoluzione di problemi (Tracy Grey).

mercoledì 18 marzo 2009

IL 100% degli studenti all'università: la ricetta per il successo è il curricolo integrato

E' la High Tech High (una scuola elementare, due medie e cinque superiori) di San Diego a detenere il primato dell'accesso del 100% dei suoi studenti all'università grazie ad un curricolo di studi interdisciplinari integrati. Un successo che nel 2000, quando ha aperto con una sola classe, non era dato per scontato ma che è arrivato puntuale grazie ad una ristrutturazione completa dell'esperienza scolastica.
Una rivoluzione iniziata alla fine degli anni 90 grazie a ricerche come
"The Logic of Interdisciplinary Studies" di Sandra Mathison and Melissa Freeman (presentato al simposio annuale dell'American Educational Research Association) che evidenziavano come curriculi di studio interdisciplinari integrati portassero a "risultati educativi positivi":
- comprensione, ricordo ed applicazione di concetti generali migliore;
- comprensione di interconnessioni globali e sviluppo di prospettive, punti di vista e valori multipli accresciuti;
- maggiore abilità nel prendere decisioni, nel pensare criticamente e creativamente e nel sintetizzare conoscenza al di là delle discipline;
- abilità di identificare, valutare e trasferire informazione significativa per risolvere problemi più sviluppata;
- promozione di apprendimento cooperativo, percezione della propria attitudine ad apprendere e dell'importanza del proprio ruolo all'interno della comunità;
- motivazione più forte.
Grazie anche al supporto di figure ispirate ed importanti come Sir Ken Robinson, Heidi Hayes Jacobs e James Beane, il sistema americano sembra avere metabolizzato questa esigenza indispensabile di integrazione. Bene lo dimostra il video "Common Sense: An Overview of Integrated Studies", nel quale sono riportate alcune illuminanti esperienze che confermano l'efficacia dell'approccio multidisciplinare che fa della scuola una palestra di vita dove fare esperienze concrete indimenticabili, collaborare contribuendo con talenti diversi, rielaborando in creazioni originali informazioni aggiornate, per sottoporle infine a giudizi di pari ed esperti.
Che senso ha nella realtà esperenziale quotidiana dell'attuale società della conoscenza post-industriale un insegnamento per discipline rigidamente incastrato in un orario scolastico?
Il denominatore comuni a tutti i progetti del video è la programmazione realizzata da docenti ed esperti di un'area di convergenza di discipline disparate: alla Landy Middle School per esempio degli studenti quttordicenni hanno progettato, costruito e testato delle automobili a propulsione ad aria di palloncino, creato spot pubblicitari e calcolato un finanziamento per l'acquisto dei prototipi.
La King Middle School ha addirittura stilato l'intero curriculum degli studenti su una trama interdisciplinare, raggiungendo traguardi straordinari: la scuola, precedentemente inserita fra quelle con risultati di livello più basso, appartiene oggi al gruppo migliore.
Forse una rivisitazione del concetto di interdisciplinarità, da riconiugare al di là delle rigide e surreali articolazioni orarie, aiuterebbe anche la scuola italiana a riagganciarsi alla realtà, al fine di ottenere risultati più soddisfacenti, indispensabili per consolidare l'autostima degli studenti: il preside della King Middle School riferisce un commento di uno studente che epitomizza il successo massimo di un'istituzione scolastica "Nessuno qui si sente più stupido!".

giovedì 12 marzo 2009

Il volto umano dell'apprendimento digitale

L'e-learning (apprendimento digitale) è ben diverso dall'e-teaching (insegnamento digitale): Alberto Quagliata , Professore associato di Didattica e Tecnica della formazione, illustra come l'accesso a risorse didattiche digitalizzate - moduli, unità didattiche, valutazioni online - non si discosti molto dal 'insegnamento tradizionale, l'unico elemento innovativo che presenta è il forum, poiché è il solo che prevede un'interazione umana, anche se asincronica.
Il carattere distintivo del dell'e-learning è costruzione del sapere progressiva e condivisa, prevede la fruizione di diversi ambienti operativi e comporta una assunzione di responsabilità: si tratta di conoscenza attiva che prevede la creazione di applicazioni non la semplice consultazione.
E' questo il principio alla base di WI.MI. (Wide Minds: menti aperte), un progetto che fa parte del programma lifelong learning della comunità europea che intende promuovere la collaborazione internazionale come contesto per migliorare le competenze digitali e il multilinguismo allo scopo di raccogliere, esaminare e disseminare la pedagogia e la pratica lottando per integrarle nei riluttanti sistemi di istruzione nazionali.
I benefici nell'uso delle TIC nel miglioramento degli standard di sviluppo delle competenze e dell'apprendimento autonomo, sono ormai testimoniati da un gran numero di progetti, purtroppo però, molti insegnanti non utilizzano ancora il potenziale creativo che la tecnologia offre per varie ragioni, fra cui la mancanza di dimestichezza, di supporto, di tempo e una superficiale sottovalutazione dell'importanza di questi nuovi strumenti. E a pagare il prezzo di questa stagnazione sono sia i ragazzi, che sotto-utilizzano le risorse del social networking e della navigazione in rete e sono disinteressati e delusi dal mondo della scuola, che gli insegnanti: sempre più lontano ed estraniato dal mondo reale e dalla nuova ecologia mentale del mondo giovanile, parte del corpo docente non riesce a più a mettersi in comunicazione con il mondo degli studenti digitali, e vive con frustrazione la propria sconfitta.